È da quando è uscito che "Vision of The Truth" riceve quasi ogni giorno dei feedback e, come forse mi aspettavo, si ripete il trend avuto con i precedenti dischi, con alcuni che evidenziano degli aspetti del nostro prodotto come eccellenti ed altri che additano gli stessi aspetti come disastrosi. Questa volta, però, sono spiazzato.
Non mi spiazzano i commenti sulla mia voce, per alcuni il punto di forza della nostra musica, per altri l'elemento più disastroso. Non mi spiazzano i pareri sulla produzione, per alcuni solida ed efficace, per altri debole e con "chitarre distorte male" (poi magari il 'giornalista' autore di questo parere ci spiegherà cosa vuol dire...). Non mi spiazza nemmeno il fatto che le canzoni più forti ed interessanti per qualcuno siano le più banali e deboli per altri.
Quello che mi spiazza è che la nostra continua (da sempre) ricerca di proporre musica a 360° sia apprezzata ed elogiata da qualcuno, mentre altri la trovino sintomo di confusione, indecisione, incertezza sulla strada da intraprendere, immaturità e, soprattutto, incapacità di proporre un genere.
Io mi chiedo... "e se magari l'intenzione fosse proprio quella di NON proporre un genere, ma uno stile?". E che noi abbiamo uno stile lo dice chiunque, anche chi ci consiglia di appendere gli strumenti al chiodo. Per me la musica non ha definizioni, generi nè confini. La musica è una traduzione di emozioni e un tentativo di trasmettere quelle emozioni e sentimenti. Di come lo faccia non mi importa. Per quel che mi riguarda, per esempio, il growl nelle canzoni di atmosfera, oscure e tristi ci può stare benissimo (a meno di non avere l'apertura mentale paragonabile ad una vergine), così come nello stesso disco per me è normale trovare ballad strappalacrime e sfuriate rabbiose. Non ci trovo niente di strano nell'esprimersi in modi differenti senza perdere il proprio stile. Se su un album incido canzoni swing, pop, blues e rock sono uno che abbraccia la musica nel suo essere sonorità ed emozioni, non uno che non sa da che parte guardare e allora fa tutto quello che gli capita senza sapere cosa vuole.
Poi è ovvio che, in accordo con chi punta su di noi, si trovano dei paletti come riferimenti, giusto per far capire che non si parla di Ray Charles o degli Helloween, e per inquadrare a grandi linee le sonorità. Ma di paletti si tratta. Se poi un 'giornalista' leggendo per esempio "ABBA", dall'alto del'apertura mentale di cui sopra, si aspetta una band clone in tutto e per tutto degli ABBA e se così non è la band fa schifo, non è un problema mio.
Noi ci occupiamo di musica, non del compiacimento di chi ha ben poco da dire di oggettivo e costruttivo, e se abbiamo fatto contorcere le budella a qualcuno perchè non suoniamo la stessa canzone dall'inizio alla fine del disco possiamo esserne solo che felici.
Diego